Messa a fuoco (s)elettiva

Ha ri-aperto a Venezia il nuovo SpazioEventi della Libreria La Toletta con la direzione artistica di uno dei più importanti fotografi italiani contemporanei: Michele Alassio e noi siamo andati subito a intervistarlo

Una programmazione fotografica ambiziosa e di altissimo profilo quella del nuovo Spazio Eventi La Toletta. Esiste una tendenza o, per così dire, un macro filone che unisce la maggior parte delle proposte espositive?

No, non vi è una tendenza né una preferenza di stili o generi da parte mia, sarebbe una contraddizione in termini con l’incarico di direttore artistico. La galleria è aperta a qualsiasi tipo di proposta grafica e fotografica, con due sole discriminanti: l’assoluta qualità delle opere, e la sincerità della proposta. Il che significa che anche se ho una precisa idea su cosa dovrebbe essere la fotografia artistica, non disprezzo nulla di ciò che accade al di fuori della mia concezione, purché sia apprezzabile all’interno delle due discriminanti di cui sopra.

Come dialoga lo Spazio Eventi La Toletta con il tessuto cittadino veneziano? Avete già pensato a collaborazioni o a progetti condivisi di ampio respiro che coinvolgano realtà limitrofe di eccellenza?

Io mi occupo esclusivamente della parte artistica ed espositiva, Giovanni (Pelizzato, titolare della libreria Toletta e dello spazio) della parte letteraria. Per mio conto, non ho alcuna preclusione nei confronti della città, e sono aperto a qualsiasi proposta che rispetti le uniche 2 regole che ho già esposto. Quanto ai progetti di ampio respiro, nel senso di far parte di un progetto espositivo che si articola in più sedi non credo che siano praticabili per una sostanziale differenza di qualità espositiva in termini ambientali ed illuminotecnici. Lo Spazio Eventi in questo senso, per il momento, è una realtà unica, con standard qualitativi non ravvisabili in nessuna delle attuali realtà, incluse quelle istituzionali e museali, ed è dedicata al godimento degli originali, siano essi fotografici o grafici. Poche immagini, ma le migliori ed esposte nel miglior modo. Far parte di una kermesse che non possa offrire le stesse qualità non è nel nostro interesse. La prossima notte bianca, per la sua natura sarà solo una eccezione accettabile avendo una esposizione in corso, ma in futuro nulla sarà presentato se non interamente progettato e controllato dalla direzione artistica.

Emerge la chiara intenzione di promuovere proposte fotografiche meritevoli di fotografi che non hanno l’opportunità di autofinanziarsi un’esposizione pubblica. Quali sono le dinamiche che metterete in campo a questo proposito?

Il Venice Photo Prize, grazie alla collaborazione di Banca Generali, è una iniziativa che va esattamente in questa direzione: offriamo a un assoluto esordiente, in modo del tutto gratuito, non sono la possibilità di realizzare una serie a Venezia, ma anche di esporla nel periodo di maggior interesse (durante la Biennale Arte). E’ un modo per scardinare il mercato delle locazioni per esibizioni artistiche, che ha avuto una lievitazione dei prezzi degli spazi che impedisce del tutto una offerta fresca e giovane. Nessuna galleria presenta un esordiente perché, visti i costi, il rischio è altissimo. Questo fa sì che ad ogni Biennale si vedono le identiche gallerie e i soliti noti. laToletta Eventi fa esattamente il contrario: offre i propri spazi (i migliori come attrezzature generali) in modo del tutto gratuito.

In questa mostra d’esordio l’artista e il direttore artistico coincidono. In che modo quest’ultimo si pone nei confronti della “sua” esposizione?

La decisione di aprire, a Venezia, con una esposizione che parlasse della città, è stata sofferta ma inevitabile. Lo Spazio Eventi è e sempre sarà, in primis, una offerta culturale (gratuita, non ci sono biglietti) dedicata a quel che rimane della nostra residenzialità ma, nel contempo, di respiro internazionale e nelle proposte espositive e nella frequentazione. Le mie ultime tre serie poi descrivono i problemi della città, lo shock della pandemia, l’incertezza per il futuro. Nessun altro fotografo al mondo conosce meglio queste realtà né è riuscito ad esprimerle altrettanto intensamente, perché il punto di vista e la conoscenza del territorio è fondamentale e vivendo a Venezia, ed amandola, forse sono partito privilegiato.

Da fotografo hai viaggiato in tutto il mondo collaborando con riviste internazionali come Vogue, Elle, Lui, Vanity Fair e lavorando a campagne di moda di haute couture. Perché tornare a Venezia proprio ora con una proposta espositiva permanente?

Perché Venezia rimane, nonostante tutto, da un punto di vista artistico, il centro del mondo. Lo è per la Biennale, ma anche per se stessa, per ciò che regala a chi la vede e per l’immensa cultura visiva e letteraria che contiene e può offrire. Tutte le altre
metropoli devono inventare un motivo per allestire una esposizione, a Venezia basta mostrarsi per quel che è, perché è una esposizione in se stessa. Il punto è che questo fa sì che sia usata come vetrina, e non come centro permanente di arricchimento culturale. Lo Spazio si propone questo: una offerta culturale ed una discussione continua, con la città e con il mondo. Del resto, i numeri ci han dato ragione, il vernissage del 4,in contemporanea con l’apertura di Palazzo Grassi, la mostra del cinema del lido e tantissimi altri eventi ha visto centinaia di presenze dalle 16 alle 23, senza i mezzi e la pubblicità sovrastante dei nostri competitor, con solo 100 locandine e nessun poster murale (gli spazi erano tutti occupati).

Dopo “Venice’s autopsy”, “Our darkest hour, its radiant time”, “Mirages-joking with fire” che raccontano lo stravolgimento che ha colpito Venezia nel solo arco di tre anni, dove senti di dover puntare l’obiettivo?

Non a Venezia. Del resto è stata una scelta causata più dall’impossibilità di viaggiare che da altro. Dal 6 all’11 ottobre esporrò le mie serie classiche al MIA a Milano, nello stand più grande della fiera, dove presenterò anche il mio libro “Passing Steamer-nella fotografia” edito da La Toletta-Edizioni che senza alcuna pubblicità sta andando piuttosto bene. Poi penserò al da farsi. Mi serve sempre una immagine di partenza per costruire una serie e negli ultimi quattro mesi tutte le mie energie sono state spese per lo spazio.

SpazioEventi La Toletta

Michele Alassio Photographer

(Da sx) Massimiliano Camellini, ospite di una delle prossime esposizioni; Giovanni Pelizzato; Michele Alassio

Anum Farooq

L’artista che esplora le Scienze attraverso l’Arte

Buongiorno Anum, è un vero piacere conoscerti anche se, per ora, solo virtualmente. Ti ringraziamo davvero per aver voluto condividere il tuo mondo e la tua visione artistica con Art On Gallery. Puoi raccontare ai nostri lettori qualcosa su di te? Da dove vieni e qual’è il tuo background?

Vi ringrazio e ricambio. E’ un onore per me tenere questa conversazione. Sono cresciuta a nord di Londra e ho studiato in una scuola con una storia lunga un centinaio d’anni. Ricordo ancora il sentiero di ciottoli che portava alla Enfield County School, a primavera circondato da giunchiglie. 

Ho studiato Biochimica e Management all’Imperial College di Londra; ho seguito un corso di Storia dell’Arte all’University College londinese. Sono membro del Royal College of Science grazie al mio periodo all’Imperial. Ho inoltre completato il mio PGCE e ottenuto il QTS (Qualified Teacher Status) al Department of Education in Inghilterra.

Sei membro del Royal College of Science a Londra ma anche un’educatrice, tutor e consulente a livello internazionale. In che modo la tua pratica artistica dialoga con la vita di tutti i giorni?

Durante la mia pratica professionale come educatrice e tutor, il processo di osservazione non si ferma mai. Ad esempio, può essere l’attenzione che pongo verso la gestione del comportamento altrui o un atto di gentilezza osservato durante un lavoro in team. Tutto ciò diventa stimolo cosciente da indagare nella mia arte, proprio attraverso i suoi collegamenti con l’umanità. 

In concreto, la mia pratica artistica viene alla luce di sera quando gli allievi dormono e non corrono tra i miei tubetti di colore! Ho allestito un’area come una sorta di piccolo studio per assicurarmi la concentrazione nella pratica artistica. Questo aspetto è interessante per tutte quelle donne che sono artiste, lavoratrici ma anche madri: è di certo una pratica difficile, ma con il duro lavoro e la disciplina si riescono a intessere veri e propri miracoli nella propria realtà di vita e di arte!

Il tuo interesse nell’esplorazione del rapporto tra Scienza e Arte è un tratto distintivo che caratterizza tutta la tua produzione. Come questo aspetto ti aiuta a concepire nuovi lavori nel concreto?

Il mio interesse nell’esplorare la relazione tra Scienza e Arte proviene dal mio background in Biochimica, così come l’utilizzo di un approccio pedagogico nel combinare queste discipline attraverso percorsi interdisciplinari. Nell’approcciarmi all’arte, uso tutti gli stadi dell’osservazione e sperimentazione che caratterizzano il metodo scientifico: ad esempio osservo la natura circostante, sia che si tratti della forma di una foglia, dell’andamento delle onde e delle rocce, dei colori scaturiti dalla formazione delle nuvole o dalla forma e consistenza dei rami degli alberi e così via. Successivamente inizio a sperimentare, nel momento in cui devo sintetizzare questi temi nella pittura astratta o quando fotografo la biologia della vita creando collegamenti con impressioni ed emozioni umane.

Il mio dipinto “Certainty” (2011) è incentrato su modelli naturali: la luce che sovrasta il buio, la pioggia che dalle nuvole giunge per purificare, nutrire e sanare la Terra. Gli alberelli delicati che fioriscono con il passare del tempo e le sottili goccioline d’acqua che danno vita a radici forti – simbolo della giustizia della natura. Questi soggetti sono direttamente connessi al “nostro percorso di vita” con tutte le sue sfide e i miracoli, insieme alla certezza che il destino e la verità trionferanno.

Certainty

Nel guardare al futuro, intendo rafforzare ulteriormente i legami tra Arte e Scienza, esplorando i temi del vento e dell’energia cinetica nel mondo naturale e le loro connessioni alle emozioni umane. Un esempio: come ci fa sentire la brezza del mare?

Queste esplorazioni spero possano influire anche sulla sfera accademica affinché si riescano ad espandere i legami interdisciplinari tra Arte e Scienza promuovendo un’esperienza di apprendimento “olistico”. 

Nella tua pratica artistica “la natura fa da padrone”. Oltre ad essa, da dove arriva l’ispirazione?

La mia arte ha forti legami con la natura, la fede, le prospettive più intime, l’umanità e rimane comunque profondamente influenzata dal mondo naturale. Nella fotografia “Zephyr Nostalgia” esploro il significato del suono e del colore. Uno dei miei suoni preferiti è sentire le risate nel vento. Tutto ciò rievoca un ricordo lontano quando correvo con e contro il vento, da bambina, con le mani tese e scoppiando a ridere di semplice gioia. I colori si fondono in una “nostalgia di brezza” come se il vento li portasse con sé, mentre le tinte si mescolano e vengono attirate dai suoni stessi della vita. 

Zephyr Nostalgia

A tuo parere, qual’è la differenza tra pittura e fotografia in termini di espressione personale?

Ultimamente, credo che dipenda dal singolo artista e come riesce a utilizzare mezzi diversi.

In generale, credo che la pittura mi dia un po’ più di libertà espressiva; ci sono state volte nelle quali ci ho messo mesi a terminare un dipinto e comunque ora risulta ancora incompleto. Alcuni dei miei dipinti di dieci anni fa sono ancora incompiuti e possono essere ripresi in mano. Poi, ci sono volte in cui inizio una tela con alcuni colori, toni e pennellate per poi cambiare il tutto in itinere, perfino il medium utilizzato. Potrei iniziare con l’acrilico e il gouache per poi finire con l’olio. Credo che sia per il fatto di essere un’autodidatta, forse è la mia “ignoranza” a rendermi maggiormente libera.

In fotografia, penso che ci sia meno “spazio di manovra” una volta che l’originale è completo. Una volta scattata, la fotografia cattura un particolare momento nel tempo, proprio perché è espressione di sé stessa. Non può essere cambiata, a meno che non venga scattata una nuova fotografia o che venga alterata digitalmente, quindi credo che la fotografia sia una forma espressiva forse più “regolamentata” e rigida rispetto alla pittura.

Nei tuoi scritti e nella poesia emerge un’attenzione delicata per la spiritualità e l’umanità. Questo approccio filosofico come si è sviluppato nella tua vita come donna e come artista?

Come una donna che ha perso il padre da ragazzina e che non ha avuto fratelli o sorelle e la cui madre soffriva di schizofrenia. Ho affrontato sfide incredibili nella vita e anche da piccola avevo l’abitudine di utilizzare l’arte come forma espressiva e di auto-rassicurazione. Ho iniziato scrivendo poesie all’età di 12 anni esplorando le mie curiosità e osservando il mondo circostante. Quando devo affrontare delle difficoltà nella vita, vado in montagna o mi arrampico sugli alberi in un parco per poi osservare l’orizzonte. Mi circondo di natura e penso che se il Creatore ha dato vita a questa bellezza e sa’ mantenerla così, beh io, come una minuscola parte di essa, verrò anch’io tenuta da conto. Ciò calma le mie paure.

Sono anche una viaggiatrice instancabile. Come artista, amo assorbire dalle culture e dai luoghi che sono stata così fortunata a visitare. Per esempio, circa nel 2014, trascorsi un periodo a Greve in Chianti: fu un’esperienza meravigliosa vivere immersa nella natura. Da là, ho visitato gli Uffizi che, per un’autodidatta come me, furono incredibili per il solo fatto di ammirare dal vivo opere d’arte di personaggi come Leonardo da Vinci e Michelangelo. Visitai poi Firenze e Siena e ottenni immensa ispirazione dalla bellissima architettura, dalle persone, dall’arte, dal cibo e da quella cultura magnetica.   

Nel dipinto “Sanctuary” approfondisco il concetto della ricerca di un santuario che lenisca, per diventare un tutt’uno, rispondere alla propria personale “chiamata”. Salvando noi stessi, prendiamo coraggio per salvare anche gli altri. Questo dipinto è incentrato sulla guarigione olistica: i colori caldi e familiari sono un richiamo dell’anima verso una rassicurazione calma e gentile. I toni senesi di fondo rievocano un tempo di quieta scoperta per mezzo della natura e del colore. Nell’esplorare il mondo attorno a noi, nel trovare un “santuario”, nel guardarsi dentro per completare se stessi…è lì che iniziamo il viaggio per guarire il mondo circostante. 

Sanctuary

Parliamo del tuo interesse nel promuovere le differenze culturali e le interconnessioni umane. Puoi dirci qualcosa di più sulla tua partecipazione al “Urban Dialogues Festival Exhibition” a Londra?

Urban Dialogues Festival Exhibition si è svolto a Londra nella Red Gallery in parallelo a “Shared Roots in Faith”. Una mostra collettiva nella quale il mio lavoro è stato influenzato dall’impegno interreligioso in vari progetti con queste organizzazioni. Tutto ciò spaziava dal condurre interviste ad anziani di fede islamica, ebrea e cristiana a Londra al trasformare i loro racconti orali in arte per una mostra a rotazione sul tema dell’armonia interreligiosa che si teneva alla Tower Hamlets Library, in una cattedrale londinese e alla Red Gallery: un’esplorazione dell’eredità condivisa tra le religioni abramitiche per comprendere e celebrare le diverse fedi e culture.

Bridge of Faith

La pandemia da Covid-19 e i numerosi lockdown che si sono susseguiti hanno cambiato il tuo modo di approcciare l’arte?

Sì, decisamente. Mi ha permesso maggiore introspezione e la possibilità di riflettere sulla profondità del legame tra i vari temi. Per esempio, l’opera “Roots of Courage” (2021) viene influenzata direttamente dal concetto di interconnessione che si percepisce tra le radici degli alberi.  Essa viene ulteriormente sperimentata nei suoi legami con l’umano, come trovare il coraggio per raggiungere i propri sogni malgrado la turbolenza del tempo e degli eventi, proprio come le radici rimangono ancorate al terreno. Il fatto che ci sia diversità nel genere umano, anche se le nostre radici sono interconnesse. Che malgrado i tempi cambino, possiamo prepararci con coraggio e integrità a un orizzonte ancora più brillante di speranze e sogni.

Il Covid-19 ha anche consentito nuove opportunità come l’attenzione alle mostre digitali, nonché l’abbattimento dei confini fisici e la creazione di un’arte veramente globale proprio attraverso la tecnologia.

Roots of Courage

A quali iniziative dobbiamo aspettarci di assistere nei prossimi anni? Consideri il tema della “sostenibilità culturale” come una chiave contemporanea per sperimentare nel campo dell’arte?

A livello personale mi concentrerò sull’approfondimento ulteriore dei legami tra la Scienza e le Arti, parallelamente mi sto preparando per un’imminente mostra online dal titolo “Trees and Reflections”.

Inoltre sto collaborando e curando per la prima volta una call internazionale intitolata “Compassionate Women: Kindness in Action” che vuole promuovere dei talk culturali sul tema della gentilezza creando un impatto significativo sulle vite delle donne a livello globale. Tale progetto culminerà con una mostra internazionale.

Credo proprio che la “sostenibilità culturale” affonderà sempre più le proprie radici nel campo dell’arte. E’ qualcosa che credo sia già in atto con la celebrazione e la conservazione delle culture indigene e della loro eredità attraverso l’arte, ma anche cercando di creare un dialogo con le generazioni future di artisti. La sperimentazione nell’arte continuerà così come è stato finora. Vedremo ulteriori innovative (e provocatorie) opere d’arte venire alla ribalta.  

Credo anche che ci sarà un importante spostamento verso le connessioni interne tra arte e ambiente, in special modo alla luce delle questioni climatiche contemporanee, dove credo che l’arte potrà essere utilizzata sia come strumento divulgativo sia come agente di cambiamento per proteggere e conservare il nostro pianeta.

Hope
Anum al lavoro

anumfarooq.com

Ufficio Stampa: press.gart@gmail.com

Una collaborazione d’oro

G’art e PR Marketing – Communication

© Stefano Ceretti

Caro 2021, sembra che tu ti diverta a continuare a lanciarci il guanto della sfida… E noi? Non abbiamo certo perso tempo. Per presentare al pubblico una veste rinnovata e tante novità

Da quel lontano 2007 – quando siamo apparsi per la prima volta, l’associazione culturale G’art [galleria delle arti] di strada ne ha percorsa. Giunti a un bivio cinque anni fa, la virata in direzione Venezia è stata il primo passo di una metamorfosi profonda. E’ vero, ci piace guardare avanti, ma a volte capita che siano proprio gli artisti e i collaboratori storici a farci sbirciare indietro e a dare spunti per esplorare nuove strade. Siamo giunti al punto di voler dare più spazio ai servizi di marketing e comunicazione dedicati specificatamente agli artisti e di seguire le numerose richieste giunte da artigiani e designer che ci hanno chiesto a gran voce una finestra di promozione online più concreta che mai. Il rinnovamento di G’art [galleria delle arti] è nato proprio su quest’onda.

Cosa potremmo proporvi di così diverso? Invece che sul “cosa”, ci siamo voluti concentrare sul “come”.

Parola chiave: collaborazione. In linea con la filosofia che contraddistingue G’art [galleria delle arti], è nata l’alleanza con “PR Marketing – Communication di Ornella Naccari” realtà che, in nome dell’importanza del patrimonio artistico-culturale, ha deciso di appoggiare e promuovere i temi dell’associazione culturale investendo in una vetrina commerciale. Una piattaforma multipotenziale che diventa uno strumento trasversale di web marketing per tutti i creativi, non solo per vendere le proprie opere online, ma per sfruttarne le potenzialità quale valido mezzo promozionale.

Vuoi presentare il tuo lavoro ai tuoi clienti, aumentare le interazioni sui social, il “parco contatti”, attrarre nuovi potenziali acquirenti e collaborazioni? La nuova galleria digitale presenta e mette in vendita online opere d’arte, oggetti di design e prodotti di artigianato artistico. Curiamo la pubblicazione con uno stile informale e easygoing che strizza l’occhio alle piattaforme internazionali. Non solo. Come una ruota che non può smettere di girare, abbiamo organizzato le attività circolarmente: il portale ti promuove e si autopromuove toccando tutte le fantastiche possibilità oggi offerte dal web – incluse le clip video. Le tue creazioni sono presentate al pubblico in modo chiaro ed entrano nel circuito di fitte campagne marketing settimanali, organizzate secondo il piano da te prescelto. Lo sviluppo dei contenuti avviene sui maggiori social, mentre il nuovo magazine – ad ogni uscita mensile – si dedica a te con approfondimenti tematici, interviste e connessioni con il contemporaneo e viene distribuito attraverso la nuovissima newsletter.

Che altro? Tutti i contenuti – sempre proposti in italiano e in inglese – entrano nella rete di promozione dell’amico virtuale Venipedia, la piattaforma culturale e sostenibile di Venezia di cui siamo il principale partner per l’arte contemporanea.

Attività e servizi

Cosa dire dei servizi? Attraverso PR Marketing – Communication si è voluto potenziare l’offerta legata alle PR e ai servizi connessi all’organizzazione eventi tra i quali spicca –udite, udite – l’insolita proposta del noleggio di sommelier e maitre d’hotel. Per dare un tocco originale al tuo evento e stupire anche gli ospiti più esigenti. Abbiamo inoltre ampliato l’offerta delle location disponibili: partner esclusivi e non convenzionali lungo tutto il territorio nazionale per costruire insieme l’atmosfera che desideri.

E i progetti espositivi? Non vediamo l’ora di tornare a proporvi nuove iniziative culturali e artistiche, quando le circostanze permetteranno di farlo in tutta sicurezza. La liaison con numerose gallerie italiane continua e ci permette di mostrare dal vivo moltissime delle opere in vendita sul portale. Insomma l’arte si organizza per “venirvi incontro” nelle maggiori città italiane. Perché adoriamo cogliere ogni possibilità abbinando il lavoro costante e la passione all’intuizione pura.


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Ebbene sì, ci occupiamo anche di turismo culturale!

I nostri tour. Iniziando da Venezia

Vi chiederete: cosa c’entrano i tour con un sito che respira arte da tutti i pori? 

Diciamo che i tour sono solo la parte per così dire “leisure” della nostra agenzia di servizi che è anche un vero e proprio DMC (Destination Management Company) su tutto il territorio italiano per l’organizzazione di convegni, fiere, mostre, viaggi, itinerari di ampio respiro culturale.

Ma facciamo un passo indietro. Turismo culturale, un’eresia?!? Perchè per molti, il binomio cultura – turismo non è stato (almeno fino a non molto tempo fa) considerato un binomio vincente, anzi. Era vissuto come un pericolo, una dannosa influenza per sminuire l’alto valore culturale di un qualsiasi monumento, opera, attrazione. 

Ma veniamo a oggi e diamo il giusto spazio in merito a ciò che definiamo “turismo culturale” che molto ha fatto per valorizzare il nostro patrimonio culturale. Si tratta di viaggi, incursioni, esperienze di conoscenza in una destinazione che includono i valori e lo stile di vita e le tradizioni della popolazione locale: le arti, l’artigianato, le tradizioni, e tutte quelle attività culturali ed eventi che una destinazione può offrire.

Atelier Scatola Magica
Un teatro di sensazioni, curiosità, stile. Costumi  teatrali, maliziosi corsetti, costumi professionali per la danza si alternano alle collezioni donna, agli accessori, agli abiti da sposa in una inusuale galleria di proposte con un tratto in comune.

I tour, nel particolare

Per Venezia, la nostra città, proponiamo tre diverse tipologie di tour che incarnano tre diversi modi di scoprire un territorio: il suo patrimonio, le sue arti, le sue tradizioni. 

Arte

Iniziamo con i tour shakespeariani proposti per la prima volta nel luglio 2020 e figli del Progetto “Shakespeare in Veneto” del 2016 per il 400° dalla morte del Bardo. 

Le vicende de Il mercante di Venezia  si sviluppano tra i luoghi più o meno conosciuti e tuttora individuabili del tessuto cittadino: Rialto, il sestiere di Cannaregio e il Ghetto ebraico. Il tour di “Otello” o per meglio dire di Otello e Jago, si articola invece in luoghi che provengono da leggende, curiose coincidenze o aneddoti, ricchi però di riferimenti storici reali. A conferma dei riferimenti citati nella tragedia del Moro di Venezia dell’immaginario shakespeariano.

Fotografia

La serie dei nostri tour fotografici, Venezia in un click, nasce per approcciarsi alla street photography, straordinaria disciplina che permette di istruirsi divertendosi. A spasso per calli e campielli veneziani, i partecipanti verranno accompagnati attraverso percorsi unici da ogni “punto di vista”. Adatto ad appassionati ed esperti in cerca di nuove prospettive da fotografare.

Bollicine

La novità 2021, i nostri Sparkling Tour. Quattro location: un palazzo, un wine bar, una corte, un ristorante. Quattro vini da conoscere e degustare, un percorso sensoriale unico tra luoghi, enogastronomia, arte e architettura. Accompagnati da un sommelier, da una guida esperta del territorio e da tante bollicine!


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“Questo lo posso fare anch’io!”

 Arte contemporanea: propensioni e attriti

Con l’avvento della fotografia, nel 1800, l’arte pittorica in grado di riprodurre la realtà di maestri come Leonardo, Raffaello, Botticelli….venne via via sostituita. Dipingere realisticamente non era più sufficiente, per non perdere la sua forza espressiva l’arte visiva doveva cambiare linguaggio.

Nell’arco di un centinaio di anni e attraversando varie fasi dell’arte moderna (Impressionismo e Post-Impressionismo, Puntinismo, Simbolismo) si arrivò all’arte contemporanea, dove, se rappresentare realisticamente un oggetto, un volto, un paesaggio non serviva più (ci pensava già la fotografia), quello che si cominciava a chiedere a un’artista era di rappresentare un concetto, per far sì che esso potesse suscitare un’emozione.

L’artista assunse così un ruolo nuovo e oltre ad avvalersi di attitudine, tecnica ed esperienza, dovette cominciare a servirsi di un’idea, una percezione, appunto un concetto. Per l’arte, una vera rivoluzione.

Chi non ricorda il vero punto di svolta (o rottura) tra arte moderna e contemporanea compiuto dall’artista francese Marcel Duchamp (Blainville 1887 – Neuilly-Sur-Seine 1968) con “Fountain” il suo orinatoio in ceramica?

Fountain” di M. Duchamp (1917)

Con quell’opera l’artista dimostrò che, se sorretto da un’idea stravagante e da un marketing efficace, nell’epoca moderna tutto può essere arte.

Già, perché un’altra grande rivoluzione per l’arte contemporanea fu quella di inserire nuove dinamiche, oltre alle capacità tecniche e all’idea creativa dell’artista diventarono fondamentali: la spinta pubblicitaria (quella che determinerà le quotazioni di un artista), lo spettatore erudito (quello che diventerà il critico) e il mercato (quello che diventerà il gallerista e il collezionista).

Per ricapitolare, prendendo ad esempio Duchamp, con un oggetto di uso comune presentato come creazione artistica, sorretto quindi da un’idea ben precisa (in questo caso provocatoria), dell’ottimo marketing e una sede espositiva prestigiosa, l’artista è riuscito a convincere critici e collezionisti che quella era arte, affermando inoltre (in teoria) che chiunque può fare arte. 

Atelier Scatola Magica
Un teatro di sensazioni, curiosità, stile. Costumi  teatrali, maliziosi corsetti, costumi professionali per la danza si alternano alle collezioni donna, agli accessori, agli abiti da sposa in una inusuale galleria di proposte con un tratto in comune.

Il critico e curatore Francesco Bonami tiene a precisare però che “ciò non significa che l’arte oggi è tutta una bufala, che gli artisti sono solo geni del marketing o che tutti sono artisti”. Si faccia avanti chi, di fronte a una delle tele bianche del pittore americano Robert Ryman (Nashville 1930 – New York 2019) o delle tele tagliate dell’artista italo-argentino Lucio Fontana (Rosario 1899 – Comabbio 1968) non abbia proferito: “questo lo potevo fare anch’io!”. Eppure, continua Bonami, “Le tele bianche sembrano una sciocchezza alla portata di chiunque, ma ciò che conta è farle per primo. E il primo a osare l’inosabile è stato proprio Ryman nel 1955”.

Non solo, “in quelle tele c’è un messaggio. Il pittore aveva intuito che oggi non spaventano tanto le guerre quanto il vuoto e la noia. Se l’arte è espressione della società, questa è la società che abbiamo: vuota. E che cosa poteva meglio rappresentare la noia di una tela bianca? Ryman fa quindi arte, senza dare sfoggio di grandi capacità tecniche ma lanciando messaggi che ci fanno pensare”.

Ma come facciamo, noi comuni mortali a capire se c’è davvero un messaggio e qual’è il suo significato o se ci troviamo davanti a un’artista che non ha alcuna capacità tecnica?

Qualche volta è l’artista stesso a svelarcelo (Fontana ne è un esempio), altre volte sono i critici (Duchamp non spiegò mai le sue opere), altre volte ancora l’artista si diverte a sconfessare le interpretazioni di critici e pubblico con opere indecifrabili (Salvador Dalì, Figueres 1904 – 1989).

Metamorfosi di Narciso” di S. Dalì (1937) 

Ma esiste un altro modo di approcciarsi all’arte contemporanea, indipendentemente dal messaggio che vuole trasmettere, che è quello di lasciarsi suggestionare da ciò che stiamo guardando. Poiché l’arte, oggi, nelle sue più varie forme, esprime chi siamo, cosa proviamo e cosa stiamo vivendo. Accanto quindi a chi, osservando un’opera dell’italiano Gino de Dominicis (Ancona 1947 – Roma 1998) o dell’inglese Damien Hirst (Bristol 1965) ne apprezza la forza disarmante, ci sarà chi la reputa oscena ed eccessiva. Ma ne viene comunque colpito e l’opera d’arte ha raggiunto il suo scopo.

Quello che fa pensare, è che a stabilire “cosa è arte” oggi siano i critici, i galleristi, i mercanti…creando tendenze e confezionando prodotti commerciali ben infiocchettati. 

Se il valore di un’opera del Tiziano, si misura dalla sua perfezione tecnica e stilistica, per un’opera di oggi il valore dipende spesso da quanto un artista riesca ad attirare l’attenzione del fruitore (nel bene e nel male) lasciando a critici e collezionisti il compito di promuovere la sua immagine e di far lievitare le sue quotazioni.


Certo, questo “sistema” può farci inorridire e credere che ci propinino dei veri e propri “fake”, distinguere un’opera d’arte da un lavoro mediocre o di cattivo gusto non è sempre semplice. Eppure un sistema c’è ed è quello di guardare l’opera con occhi “innocenti”, senza ne’ aspettative, ne’ preconcetti, lasciandosi trasportare dalle sensazioni che suscita per arrivare a percepire ciò che il nostro essere, le nostre esperienze, il nostro sentire, dopo averlo filtrato, ci fa ritornare.

Non hanno più importanza il bello o il brutto, quando un’opera ci fa riflettere, ci sorprende, ci stimola o anche solo ci diverte, l’artista ha fatto centro. In fondo il proverbio è sempre valido: “non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace” e in una società come quella attuale, in cui nessuno crede in una verità universale e il concetto di bellezza è sempre più relativo, un traguardo emozionale è quanto di meglio ci possiamo augurare!

Fonti:
“Lo potevo fare anch’io ‐ Perchè l’arte contemporanea è davvero arte” Francesco Bonami – Mondadori, Collana Strade blu, 2007


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ANTIQUARIATO – L’arte del collezionismo

LA COLLEZIONE MARZADORI 

Maurizio Marzadori, gia insegnante, ora antiquario e collezionista d’arte, nel 1987 fonda a Bologna Freak Ando, il noto marchio di antiquariato e modernariato ormai conosciuto in tutto il mondo. La sua attivita professionale lo ha portato a collaborare con Musei, gallerie d’arte, case d’asta e artisti prestigiosi, fornendo oggetti e mobili per mostre, collezioni permanenti, installazioni. Vanno a cercarlo noti registi e scenografi, stilisti e fotografi con l’intento di trovare pezzi per scenografie cinematografiche e teatrali o vetrine di negozi.

Da Freak Ando sono di casa architetti e arredatori coi quali collabora a restaurare storiche abitazioni fornendo pavimenti antichi, porte e materiali, sia per il restauro sia per gli arredi di ogni stile: rustico, raffinato, di design e archeologia industriale. Molto apprezzate anche dai giovani, le sue numerose e recenti realizzazioni di locali, bar, ristoranti. Nel chiostro rinascimentale di via Moline, la sua porta sulla citta, ha realizzato molte mostre di spessore culturale inerenti le arti applicate e il design.

Atelier Scatola Magica
Un teatro di sensazioni, curiosità, stile. Costumi  teatrali, maliziosi corsetti, costumi professionali per la danza si alternano alle collezioni donna, agli accessori, agli abiti da sposa in una inusuale galleria di proposte con un tratto in comune.

INTERVISTA A MAURIZIO MARZADORI

Quando nasce la collezione Marzadori?

La collezione di giocattoli e arredi per l’infanzia Marzadori è iniziata 27 anni fa, con la nascita della mia prima figlia. Oltre alla ricerca dei pezzi – una quotidiana caccia al tesoro – ho anche molto indagato. Ritrovare, attraverso pubblicita, marchi, analisi geografiche e memorie orali, l’identita di fabbriche e artisti finora anonimi è stato un divertente rompicapo e il completamento di un’avventura che non è ancora finita.

Di che oggetti stiamo parlando? Com’è composta l’ormai famosa collezione Marzadori?

E’ composta da giocattoli, camerette per bambini, arredi scolastici, abiti, giochi per esterno…realizzati da grandi artisti e designer ma anche da autori sconosciuti, che hanno attinto con la propria creativita nella cultura e nella moda del loro periodo per realizzazioni destinate a un mercato sia popolare sia di lusso.

Quanto è vasta la collezione?

La collezione conta oggi circa 800 mobili da bambino, per la casa e per la scuola, prevalentemente italiani, che vanno dagli elementi seriali e più popolari a quelli di grandi autori, datati dalla fine dell’ottocento ai giorni nostri.
La sezione dei giocattoli di legno conta circa 350 pezzi della prima meta del 900, ispirati dalle avanguardie artistiche. Sono stati acquisiti inoltre 250 vestitini d’epoca.

Una caratteristica che accomuna tutti i pezzi…

Ogni pezzo racconta la storia del design e mostra lo sviluppo del costume, dei mutamenti sociali e produttivi, culturali, storici e pedagogici della nostra societa.

Chissà quanto successo ha riscontrato…

Fortunatamente è una collezione molto apprezzata da chi viene a visitarla. Inoltre, ha riscosso un meraviglioso successo durante le varie esposizioni “fuori casa” poiché, in toto o in parte è stata in mostra presso numerose location prestigiose, tra cui: Museo archeologico di Bologna, Moma di NY, Biblioteca Salaborsa di Bologna, Triennale Design Museum Milano, Ca’ Pisani Boutique Hotel a Venezia.


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