ANTIQUARIATO – L’arte del collezionismo

LA COLLEZIONE MARZADORI 

Maurizio Marzadori, gia insegnante, ora antiquario e collezionista d’arte, nel 1987 fonda a Bologna Freak Ando, il noto marchio di antiquariato e modernariato ormai conosciuto in tutto il mondo. La sua attivita professionale lo ha portato a collaborare con Musei, gallerie d’arte, case d’asta e artisti prestigiosi, fornendo oggetti e mobili per mostre, collezioni permanenti, installazioni. Vanno a cercarlo noti registi e scenografi, stilisti e fotografi con l’intento di trovare pezzi per scenografie cinematografiche e teatrali o vetrine di negozi.

Da Freak Ando sono di casa architetti e arredatori coi quali collabora a restaurare storiche abitazioni fornendo pavimenti antichi, porte e materiali, sia per il restauro sia per gli arredi di ogni stile: rustico, raffinato, di design e archeologia industriale. Molto apprezzate anche dai giovani, le sue numerose e recenti realizzazioni di locali, bar, ristoranti. Nel chiostro rinascimentale di via Moline, la sua porta sulla citta, ha realizzato molte mostre di spessore culturale inerenti le arti applicate e il design.

Atelier Scatola Magica
Un teatro di sensazioni, curiosità, stile. Costumi  teatrali, maliziosi corsetti, costumi professionali per la danza si alternano alle collezioni donna, agli accessori, agli abiti da sposa in una inusuale galleria di proposte con un tratto in comune.

INTERVISTA A MAURIZIO MARZADORI

Quando nasce la collezione Marzadori?

La collezione di giocattoli e arredi per l’infanzia Marzadori è iniziata 27 anni fa, con la nascita della mia prima figlia. Oltre alla ricerca dei pezzi – una quotidiana caccia al tesoro – ho anche molto indagato. Ritrovare, attraverso pubblicita, marchi, analisi geografiche e memorie orali, l’identita di fabbriche e artisti finora anonimi è stato un divertente rompicapo e il completamento di un’avventura che non è ancora finita.

Di che oggetti stiamo parlando? Com’è composta l’ormai famosa collezione Marzadori?

E’ composta da giocattoli, camerette per bambini, arredi scolastici, abiti, giochi per esterno…realizzati da grandi artisti e designer ma anche da autori sconosciuti, che hanno attinto con la propria creativita nella cultura e nella moda del loro periodo per realizzazioni destinate a un mercato sia popolare sia di lusso.

Quanto è vasta la collezione?

La collezione conta oggi circa 800 mobili da bambino, per la casa e per la scuola, prevalentemente italiani, che vanno dagli elementi seriali e più popolari a quelli di grandi autori, datati dalla fine dell’ottocento ai giorni nostri.
La sezione dei giocattoli di legno conta circa 350 pezzi della prima meta del 900, ispirati dalle avanguardie artistiche. Sono stati acquisiti inoltre 250 vestitini d’epoca.

Una caratteristica che accomuna tutti i pezzi…

Ogni pezzo racconta la storia del design e mostra lo sviluppo del costume, dei mutamenti sociali e produttivi, culturali, storici e pedagogici della nostra societa.

Chissà quanto successo ha riscontrato…

Fortunatamente è una collezione molto apprezzata da chi viene a visitarla. Inoltre, ha riscosso un meraviglioso successo durante le varie esposizioni “fuori casa” poiché, in toto o in parte è stata in mostra presso numerose location prestigiose, tra cui: Museo archeologico di Bologna, Moma di NY, Biblioteca Salaborsa di Bologna, Triennale Design Museum Milano, Ca’ Pisani Boutique Hotel a Venezia.


Ufficio stampa: press.gart@gmail.com


Atelier Scatola Magica

Un teatro di sensazioni, curiosità, stile

Costumi  teatrali, maliziosi corsetti, costumi professionali per la danza si alternano alle collezioni donna, agli accessori, agli abiti da sposa in una inusuale galleria di proposte con un tratto in comune. Sono tutti capi esclusivi che riassumono l’arte artigianale, il gusto e la raffinata qualità dell’autentico made in Italy, la fantasia del teatro e della moda. 

La moda di ogni tempo per ogni evento 

Il nostro lavoro è un’escursione attraverso secoli di tendenze moda che spazia dalla realizzazione di costumi d’epoca alle collezioni contemporanee attingendo alla creatività del costumista, all’innovazione dello stilista, alla competenza del sarto per dare ad ogni occasione ed ogni evento una veste glamour veramente speciale fatta di accurata ricerca storica, paziente lavoro manuale, stimolante confronto con le più originali richieste del cliente.

Fatto a regola d’arte

Ogni abito, ogni costume, ogni tutu, ideato e prodotto in atelier, ha una propria storia nella scelta del tessuto più adatto, nel modo in cui è tagliato, montato, modellato, provato e riprovato prima di diventare unico in ogni dettaglio trasferendo nell’attualità odierna il meglio della tradizione sartoriale italiana.

Nulla è lasciato al caso, dai preziosi ricami fatti a mano, alla ricerca di piume o passamanerie vintage, frammenti del passato che arricchiscono i costumi d’epoca, dallo studio dell’architettura di una crinolina, all’impeccabile vestibilità di un corsetto, fino alla realizzazione di un singolo bottone.

LA STORIA 

“Confezionato in Scatola” per gourmet della moda

Uno spazio minimo, nove metri quadrati, ed una grande passione per la moda ed il teatro nel DNA di famiglia, sono all’origine del primo atelier nel quale comparivano, quasi per magia, decine di tutu, costumi teatrali, abiti creati da Susanna ed Elisabetta. E’ bastato aggiungere un pizzico d’ironia ed ecco il nome Scatola Magica.

Dal 1979 l’atelier è cresciuto in professionalità e competenza nella produzione di costumi per la danza e teatrali, sviluppando nel contempo idee moda per aziende, abbigliamento ed accessori per prestigiose boutiques.

Scatola Magica si è ora trasferita a Venezia nei locali di un’ex fabbrica di biscotti degli anni ’20. Una bellissima location, recuperata alla sua vocazione artigianale, che conserva intatto il fascino dell’hurban archeology. 

Se amate scoprire luoghi inconsueti, lontani dal flusso turistico, vi aspettiamo all’interno del  delizioso giardino di Ca’ Zanardi.

LE NOSTRE REALIZZAZIONI

Storici o fantastici rivelano identità segrete

Il gusto per la reinvenzione degli stili, l’attento studio del taglio storico, la maestria nella corsetteria sono gli ingredienti alla base di costumi, domino, mantelli, cappelli ed acconciature che ripercorrono tutti gli stili dal 1300 al 1900 o di pura  fantasia.

Disegnati e confezionati su misura o disponibili a noleggio, evocano le suggestive atmosfere del passato nelle splendide feste a palazzo, nelle rievocazioni storiche, negli eventi in cui l’immaginario svela le più segrete emozioni. 

Seduzione in vista

Indispensabile per riprodurre il design degli abiti del passato, prezioso strumento di raffinata seduzione, troppo bello da nascondere, il corsetto è una passione senza tempo che interpretiamo in tutte le variazioni… anche al maschile! Dai corsetti che rispettano fedelmente i modelli storici, ai corsetti bourlesque, agli  attualissimi corsetti fashion da indossare di  giorno e di sera.

Possono essere realizzati su ordinazione o noleggiati abbinandoli a “panier” allegramente trasgressivi.

Tutù a cinque stelle

Anni di esperienza accanto a ballerini, insegnanti e coreografi, ci consentono di mettere a fuoco tutte le complessità tecniche ed artistiche legate a spettacolo, concorsi, studio.

Così nascono costumi professionali per la danza classica o contemporanea che sposano armonia e dinamicità, definiscono il carattere dei personaggi, valorizzano la professionalità che in scena parla di voi.

 Ideati e realizzati su ordinazione, assecondano qualunque esigenza con la massima qualità. I costumi femminili del repertorio classico sono disponibili anche a noleggio.

Piccole collezioni alla ricerca della diversità

Qui ogni capo ed accessorio nasce diverso dall’altro perché la diversità è la parola d’ordine di una femminilità moderna, eclettica, esigente, che rifiuta i limiti della serialità.

Via libera dunque al vantaggio inimitabile della lavorazione artigianale che non ripete mai nulla nello stesso  modo, crea originalità e sorpresa anche nei dettagli nascosti, adotta un modello e lo rende esclusivo nel mix di materiali, tessuti e colori avvolgendo lo stile nella qualità delle fibre naturali più pregiate.


ATELIER SCATOLA MAGICA

di Lazzaro Susanna
Cannaregio 4132 – 30121 VENEZIA

Tel +39 041 975668

http://www.atelierscatolamagica.com

Urbanimal | 2019

URBANIMAL​ è un progetto artistico che riflette sullo spazio urbano ed espositivo contemporaneo inteso come organismo vivente.
Nei mesi di esposizione il Palazzo di Fondazione Masieri accoglierà – come un rifugio – le sensibilità di una selezione di artisti di fama internazionale sotto “l’impronta espositiva” silenziosa e vigile della città di Venezia. 
A partire dall’11 maggio la palazzina si trasformerà in un vero e proprio “ecosistema artistico” nel quale non solo lo spazio espositivo è parte integrante dell’elaborazione creativa, ma ne viene inglobato concettualmente anche l’ambiente circostante, persino su scala universale.
La sala al piano terra di Fondazione Masieri diverrà una vera e propria stanza ideale in cui lo studio sui riferimenti compositivi di Carlo Scarpa verrà indagato nella sua organicità e restituito al visitatore attraverso l’integrazione tra arti visive, design, architettura.


LE MOSTRE
Durante i mesi di esposizione la palazzina accoglierà al suo interno fenomeni di sviluppo del concetto di “ecologia dell’arte” ospitando le famose installazioni in plastica rigenerata di Cracking Art a emblema del progetto (maggio-novembre), le opere del provocatorio artista internazionale Robert Gligorov (maggio-agosto) e l’elogio del silicone nel design di Alessandro Ciffo (ottobre e novembre, in collaborazione con Venice Design Week 2019).

PARTNER URBANIMAL


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La scelta di porre i suricati del movimento italiano Cracking Art come simboli-sentinelle a guardia del Canal Grande per tutti i mesi di esposizione, rimanda proprio all’attenzione costante che la specificità veneziana richiede, spingendo passanti e fruitori a guardarsi attorno a propria volta, alzando istintivamente la soglia dell’attenzione nei confronti dell’ambiente circostante. I suricati rappresentano un esempio unico di comportamento e interazione all’interno del macro-mondo degli esseri viventi e in URBANIMAL suggeriscono il concetto di spazio ecologico nel quale le opere d’arte, gli oggetti di design, le installazioni convivono in maniera eterogenea con il delicato sistema ambientale.

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“BRAMA RENAISSANCE”
​Personale di ROBERT GLIGOROV 

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Come il serpente della statua “Gruppo del Laocoonte” alla quale l’opera è ispirata, la tecnologia – rappresentata dal tubo di metallo – stravolge profondamente la visione di noi stessi e del mondo circostante impedendoci di espandere l’abbraccio – seppur disperato – nei confronti dell’universo. 
Fuoriuscendo prepotente dalla fronte dell’uomo, zona deputata a ospitare il terzo occhio, il tubo blocca con inaudita violenza l’intuizione del tutto cosmico.  Secondo l’antica religione vedica indiana, Indra uccide il serpente cosmico Vritra liberando le acque e dando vita alla creazione.
Il gran sacerdote Laocoonte della statua classica, l’albero, non riesce a fronteggiare l’assalto dei serpenti marini. La sua compostezza, la sua presenza reale e assoluta sembrano incapaci di fare da monito all’assalimento dei moderni incubi (novelli cavalli di Troia) lasciando che i primi risultati della catastrofe ecologica globale bussino alle porte.
Robert Gligorov ha sempre realizzato opere con tematiche legate a vegetale, animale e umano considerandoli la grande triade. Essi rappresentano la trinità spazio-tempo-materia e si immergono in un sistema spaziale ambientale che è parte integrante dell’elaborazione artistica, tanto da assumere una connotazione sacrale.
Lo spazio scarpiano completa e accentua la percezione sensoriale pura e assoluta dell’opera intensificando l’attenzione verso elementi invisibili quali la luce, il tempo, il vuoto.
La video-performance dal titolo “La leggenda di Bobe” è simbolo dell’anima che sceglie la forma aerea per liberarsi nello spazio generando altro pensiero e altra vita marcando -in modo fragile e poetico- il legame connettivo primigenio tra le identità viventi (in questo caso uomo e animale).
Completano l’installazione due rappresentazioni di una realtà (vegetale/umana/animale) distorta, entro cui il sodalizio spazio-tempo-materia viene percepito attraverso la perdita del fuoco (sfocatura).
La sala del palazzo di Fondazione Masieri rappresenta una vera e propria “stanza ideale” nella quale i riferimenti compositivi spaziali sono restituiti al visitatore attraverso il plasma creativo potente e immaginifico dell’artista.


“UMBRA 5.1”
Personale di ALESSANDRO CIFFO
Colonna sonora dell’installazione a cura  del compositore Antonio Moretti (Vicenza)


VENICE ART NIGHT – 22/6/2019 L’evento nell’evento

Live music con Fabrizio Tavernelli Complesso

Glass Art, Culture and Design | 2019

Vitrum Milano


Esposizione artistica di oggetti in vetro di Murano dal 900 a oggi – Artisti/Collezionisti vari
VITRUM – Milano Rho Fiere
1-4 ottobre 2019

Da sempre il vetro suggestiona artisti e poeti con le sue caratteristiche peculiari. Sinonimo di purezza e fragilità, sin dall’antichità si è conquistato un posto d’onore nel cuore di chi aspira a circondarsi di arte e bellezza.
Venezia che fin dalle sue origini è stata punto nevralgico del commercio marittimo, ha saputo investire, con gusto e caparbia intuizione in questo straordinario elemento, creando intorno alla fine del 1200, un centro di lavorazione del vetro di eccellenza: Murano.

Presentazione fotografica di Stefano Ceretti ​© www.stefanoceretti.com

Artisti, designer, perlere e impiraresse che dall’antica arte di Murano hanno tratto ispirazione, presenteranno al pubblico mondiale l’evoluzione e la magnificenza di questo materiale, tra i più versatili e ricchi di fascino che l’uomo abbia scoperto e saputo interpretare.


Antonia Trevisan, la poetessa del Vetro | 2019 ​

Nella suggestiva cornice dell’Hotel Ca’ Sagredo di Venezia vengono esposti due lavori su vetro dell’artista Antonia Trevisan dal titolo: GRADIVA. SOGNO E REALTA’
Gennaio 2019 – Gennaio 2020

La presentazione delle opere durante l’evento Glass Tourism Project
Un particolare dell’opera

Gradiva, tra sogno e realtà – Storia e realizzazione

Nel romanzo “Gradiva. Una fantasia pompeiana” Wilhelm Jensen narra la storia della passione dell’archeologo Norbert Hanold per un bassorilievo marmoreo, ammirato nei Musei Vaticani a Roma. Nella fanciulla che incede leggiadra, dotata di “una grazia naturale, semplice, virginea”, egli riconosce le fattezze di una “domina” pompeiana, e le attribuisce l’appellativo di Gradiva, “colei che avanza”. Lo affascina il movimento aereo e fluttuante dei panneggi, che scoprono i piedi nei sandali, ma, soprattutto, lo attrae irresistibilmente quel piede destro che sfiora il terreno con la punta della dita, mentre suola e tallone si levano quasi in verticale.

Gradiva si impadronisce della mente e dei sogni di Hanold a tal punto che egli decide di mettersi in viaggio per Pompei alla ricerca della donna tra le rovine della città vesuviana. La incontrerà sotto il sole abbagliante dell’estate campana, ma la realtà di quella giovane fatta di carne e non di marmo e che gli risponde in tedesco aiuterà l’archeologo ad uscire dal proprio delirio. La Gradiva, vista fra le pietre pompeiane, è infatti Zoe Bertgang, sua vicina di casa, con la quale aveva giocato nell’infanzia. La conclusione banale e ironica del romanzo con la reciproca dichiarazione d’amore della coppia, nulla toglie alla suggestione che avvince il lettore nel seguire l’intricato dipanarsi dell’ossessione di Norbert.

Il racconto, edito nel 1903, fu segnalato da Jung a Freud, che nell’agosto 1906 scrisse Delirio e sogni nella “Gradiva” di W. Jensen, interpretando il testo letterario con gli strumenti dell’analisi clinica. Quello di Norbert Hanold si configura come un caso di rimozione di un amore giovanile, risvegliato dalla figura femminile di Gradiva-Zoe.

Il racconto si presta a molteplici piani di lettura, in cui si intrecciano la passione archeologica e il mito, l’allucinazione e la realtà, l’erotismo e la sua sublimazione.

Trasferite sulla lastra di vetro, le immagini fotografiche della coppia di presenze femminili vivono l’una della vita dell’altra, come nel complicato delirio dell’archeologo.

Nel racconto visionario che Antonia Trevisan ci narra, marmo e carne, Gradiva e Zoe, si compenetrano in un suggestivo dialogo di forme in movimento; il passato del bassorilievo antico assume le fattezze di una giovane di oggi; sogno e realtà si sovrappongono, come due esistenze parallele, illusorie, entrambe possibili.

L’artista, che fin dai suoi esordi si è esercitata nella lavorazione del vetro, si serve della trasparenza di una lastra di vetro temperato per catturare in una immagine di grande efficacia comunicativa il sogno e la passione amorosa del protagonista. Le due figure femminili vengono proiettate, nel gioco sottile delle ombre riflesse, in una quarta dimensione “onirica”, che riassume, ma nel contempo supera, la superficie piatta della pittura e quella tridimensionale della scultura.


ANTONIA TREVISAN
Nata a Vicenza, vive e lavora tra Vicenza e Venezia. 

A partire dal 1970 frequenta, presso la bottega di arredamento di Gigi Lanaro a Vicenza, gli appuntamenti serali con architetti come Carlo Scarpa, Arrigo Rudi, Giorgio Bellavitis, Federico Motterle, Umberto Tubini e Domenico Sandri, con lo scultore del vetro Luciano Vistosi e con la tessitrice e designer Renata Bonfanti, che, rifacendosi ai principi teorici di Gropius e del Bauhaus, riconosce valore autonomo all’arte applicata, convinta della necessità di fornire alla società nuovi modelli oggettuali ispirati al massimo della semplicità e funzionalità. In quegli anni comincia a progettare e a mettere in opera le sue prime vetrate impiegando lastre di vetro soffiato colorato, assemblate con collante trasparente e inserite fra pannelli di vetro antisfondamento.
Nel 1988 crea il brand “Antonia Trevisan idee colore” con il quale progetta e realizza vetrate artistiche prestigiose oggi distribuite in Veneto e Lombardia.
Dal 2002 si dedica più intensamente alla pittura che diventa finalmente visibile nel 2010 con la prima personale, cui segue una cospicua serie di esposizioni in Italia e all’estero.
Affascinata dai molteplici risvolti dell’arte, oltre al progetto “Gradiva, sogno e realtà” con il suo lavoro ha analizzato numerosi temi legati alla psicologia e/o alla sociologia.

Liquid identity | 2018

La street art a Venezia!
Due location, due spot esterni, due artisti, lo stesso proposito

G’art [galleria delle arti] in partnership con ArteMea di Londra presenta un evento mai contemplato in laguna. Da giugno Venezia e Londra saranno legate da una trama immaginaria tessuta dalla collaborazione ​di due realtà creative che ​nella “sostanza” del fare arte in senso sociale, si sono scoperte affini.

Venezia diventerà palcoscenico di azioni esterne su cui le “icone” degli artisti, segnali potentemente urbani e contemporanei, dialogheranno 
​con l’immutabile paesaggio veneziano spingendo passanti e creativi 
​alla riflessione su temi fortemente cari alla città e ai suoi abitanti.​

Lavorando sull’elemento creativo della città per antonomasia, l’acqua,  i due artisti giocheranno su diversi supporti materici coniando nuovi stilemi o rielaborando i propri modelli di appartenenza, per invogliare i visitatori a porsi domande sul senso di fluidità contemporanea totale, di cui Venezia è la più splendida e fragile delle manifestazioni.

Con le sue contraddizioni e problematiche, è emblema di una condizione delicata di esistenza: la sua sopravvivenza come “città del sogno tramutato in realtà” è pericolosamente in bilico. Le bellezze artistiche e architettoniche, l’ecosistema lagunare, perfino il valore simbolico universale della città sono seriamente minacciati dall’inquinamento delle acque e dell’aria, dalla commercializzazione senza tregua, dai diversi fenomeni generati dal turismo di massa.

Nata tra gli anni 70 e 80 negli Stati Uniti come espressione di una “sottocultura di genere”, successivamente importata e celebrata dalle più prestigiose gallerie del mondo, la street art giunge ora a Venezia dando voce a due artisti, i cui linguaggi personali si intrecciano con la territorialità veneziana e si manifestano al pubblico, con la nascita di una serie di opere dedicate, tra cui il brand artistico EAU DE LAGUNE firmato Endless. ​Una produzione artistica singolare che, attraverso l’uso del registro street, fa dell’ironia e del colore vivo i suoi elementi principali, con la piena consapevolezza di offrire un nuovo significato alle icone di venerazione contemporanea. 

Liquid identity | Atto primo: i “murales”

Grazie alla disponibilità dei proprietari e dell’architetto responsabile di cantiere, nel Sestiere di Cannaregio siamo riusciti a realizzare quattro “murales” che, nel rispetto delle antiche abitazioni veneziane, sono stati eseguiti su pannelli di legno.
Ubicazione: fondamenta dei Ormesini (angolo calle Turlona)

Liquid identity | Atto secondo: la mostra

L’esposizione delle opere dei due artisti è realizzata nella sede veneziana dell’Antica Scuola dei Laneri – Sestiere Santa Croce

Liquid identity | Atto terzo: la mostra trasloca

Endless e Papibulldozer  tornano dove si è consumato il primo atto e si installano nello spazio post-industriale BVK  a Cannaregio Calle Turlona 2866 (angolo fondamenta dei Ormesini). In occasione dell’inaugurazione, una performance di live painting di Papibulldozer

Liquid identity | Finissage

Be LOCAL – L’evento – Arte | Artigianato | Vino
Liquid identity volge al termine, a dimostrazione della “territorialità” del progetto, è voluta la scelta
di proporre un evento organizzato in collaborazione con realtà veneziane.
Italian Event Better – Tour operator e organizzazione eventi
Muranero – Artigiano del vetro lavorato a lume
Ca’ Eolia – La nuova concezione del bacaro veneziano

Gli artisti

ENDLESS
Inglese di base a Londra, ha iniziato la sua carriera utilizzando i muri come tele per arrivare ad esibirsi in famose gallerie. Il buzz creato dalla street art lo ha fatto conoscere da personaggi famosi, brand internazionali e il mondo dell’arte.
Tra i lavori-icona dell’artista c’è la rielaborazione di un famoso messaggio pubblicitario degli anni 90 interpretato da Marky Mark per Calvin Klein. La sua interpretazione dal titolo “Calvin Classics” è stata usata da Channel 4 per una campagna di sensibilizzazione sul tumore ai testicoli chiamata “Feeling Nuts”. Altri lavori includono la rielaborazione del marchio Chanel, in cui figura una bottiglia di profumo del noto brand ri-denominato da Endless “Chapel”. Commissioni significative sono state realizzate per celebrities come Rita Ora, il pugile David Hayes, per i magazzini di lusso Liberty di Londra. 
Tra le collaborazioni più importati, quella con il duo artistico Gilbert and George per una prestigiosa esposizione a Singapore. Con loro sta lavorando a una serie di opere destinate alla sua ultima mostra personale.

ALBERTO VIGNAZIA alias PAPIBULLDOZER
Papibulldozer è un alter-ego o forse Alberto Vignazia è l’alter-ego di Papibulldozer.
Papibulldozer è multimediale, si manifesta disegnato, illustrato, filmato, fotografato, fotovoltaico, costruito, riciclato, installato.
Figurativo, astratto o semplicemente citato pervade ogni media con il suo cinismo raccontando i paradossi contemporanei, individuali e collettivi.
​Papibulldozer è perfomer. Papibulldozer si autostoricizza.
Alberto Vignazia no, è timido. 
Frequentato (ma per una presa di posizione contro l’autorità costituita non laureato)  il D.A.M.S di Torino Alberto cerca la “sua strada” orientando lo sguardo ai margini della società, verso tutto ciò che non appare ma è ricco di sostanza e significato, verso ciò che è scomodo o si evita di guardare.
Determinante la nascita di Papibulldozer e del suo blog “cinema, arte, politica e parolacce. non sempre in quest’ordine”, luogo/non luogo in cui Alberto finalmente può cominciare a esprimersi.
Insieme a Papibulldozer ha esposto: Passaggi a Nord-Ovest, Biella;
​CHIARI & geniali, Brescia; ARTEINGENUA, Milano e Roma; Chair and the Maiden Gallery, New York; Paratissima 11, Torino.

#FEELPEOPLE®

All’evento LIQUID IDENTITY anche un progetto fotografico a cura di Stefano Ceretti, fotografo professionista piemontese (Biella) che da una passione per arte e società ha creato un luogo virtuale in cui “socializzare”.
Sin dal titolo si percepisce il moto che spinge lo sguardo oltre i paesaggi, i luoghi, le ambientazioni che, anche se stereotipati, acquistano un valore aggiunto quando la figura umana vi appare. 
Partito dall’esigenza di fotografare/promuovere aziende e attività commerciali che pongono la persona (prima dell’interesse) al centro dell’obiettivo, #FEELPEOPLE® è arrivato in maniera del tutto naturale, a contenere un nuovo significato: percepire la gente sempre e ovunque.
Nascono quindi le sue diramazioni #feelpeoplewall, #feelstreet, #feelportrait, #feelpregnant, #feelwedding, #feeldog e tutta la serie “city”: #feelvenice/london/berlin/paris/shanghai/hongkong/newyork…

Il fotografo, l’unico autorizzato a seguire ogni passo dei nostri artisti, sarà lo sguardo vigile sulle varie identità che si confronteranno con LIQUID IDENTITY. Ogni passante avrà così modo di entrare a far parte della community #FEELPEOPLE® e, per questa prima e unica occasione, con l’accezione “liquid”: #feelliquidinvenice

www.stefanoceretti.com

IL VETRO DI MURANO PER LIQUID IDENTITY

Alla mostra Liquid Identity verrà esposta al pubblico la creazione di una bottiglia di EAU DE LAGUNE realizzata dal maestro vetraio della GLASS CATHEDRAL (Ex chiesa di Santa Chiara) di Murano che, per l’occasione, si unisce ai nostri partner di eccellenza in città. Un’operazione artistica brillante che intende offrire una nuova consapevolezza alle manifestazioni estetiche contemporanee, di cui Venezia è la più globalmente celebrata e riconosciuta. Come la bottiglia in vetro di Murano – esposta in mostra in posizione obliqua – Venezia si offre al pubblico come la più splendida e fragile tra le icone di venerazione contemporanea.


Le sedi

Antica scuola dei Laneri
L’edificio, ricostruito nel 1633 dopo un grave incendio da (si presume) Baldassarre Longhena, presenta ancora oggi una facciata in pietra d’Istria al cui pianterreno due porte, fiancheggiate ciascuna da archi con inferriate, conservano in ferro battuto le iniziali del santo protettore. Alzando lo sguardo (piano primo) si vedono due bifore poste ai lati di un’edicola destinata a San Bernardino, mentre all’ultimo piano, si possono ammirare le suggestive finestre ogivali a cartiglio. L’interno completamente svuotato dagli arredi, conserva ancora l’originale soffitto ligneo.
La Confraternita dei Laneri
Postasi sotto la protezione di San Bernardino, ebbe dal 1541 un altare dedicato nella chiesa di San Pantalon (visibile ancora oggi, il terzo a destra).
La confraternita si divideva in tre rami detti “colonnelli”: i verghesini, coloro che battevano la lana con le verghe; i pettinadori, coloro che lavoravano con i pettini di ferro; gli scartesini che la cardavano con pettini di ferro uncinati.
I laneri dipendevano dalla Camera del Purgo e dai Provveditor de Comun; nel 1773 sono annoverati 20 garzoni e 200 lavoranti. Il 4 maggio 1786 il Senato soppresse questo sodalizio.
​Lo stabile dopo la soppressione fu adibito a usi diversi tra cui cinematografo; oggi è sede del patronato dipendente dalla chiesa dei Tolentini.Dal libro “Scuole grandi e piccole a Venezia tra arte e storia” di S. Gramigna e A. Perissa

BVK SPACE

Inaugura nel 2016 da un’idea dell’imprenditrice cilena Beatriz Valenzuela. L’ex magazzino in Calle Turlona a Cannaregio si trasforma in uno spazio multiculturale per assumere un doppio ruolo, galleria d’arte e spazio dedicato ai servizi (tour in kayak, laboratori, incontri…)

Calle Turlona 2866 (angolo Fondamenta dei Ormesini) Cannaregio 30121 – Venezia

Altri eventi | 2016-18

“Volti d’ombra” testo teatrale (di Paola Caramel) interpretato da Cecilia La Monaca Installazione “Gradiva” di Antonia Trevisan Spettacolo incluso in Arts’ Connection, Festival del Vetro | Venezia 11 maggio 2018

“Fuoco Flamenco” spettacolo di musica e danza interpretato da Manuela Carretta e Angelo Giordano – Curatela Petra Cason (Vicenza) Spettacolo incluso in Arts’s Connection, Festival del Vetro | Venezia 13 maggio 2018

“Colonna sonora per notti disperate” di e con P. Caramel + Davide Calvi (pianoforte) Reading incluso nella rassegna Poetry Vicenza | 21 aprile 2018

“Giorni di freddo” personale di Virgilio Patarini a cura di Paola Caramel | Vicenza Cantiere Barche 14 | 14 gennaio-28 febbraio 2018

“Diario di un pazzo” con Virgilio Patarini, testo liberamente tratto da N. Gogol Performance inserita nel Festival Gli stati della mente – Vicenza | 25 febbr 2018

Concerto del Fabrizio Tavernelli Complesso per la campagna di crowfunding dell’album “Infanti” | We_Crociferi – Venezia | 19 dicembre 2017

W l’Italia…? Dei delitti perpetrati alla cultura, mostra di Mail Art a cura di P.Caramel | Spazio B&V Kayak – Venezia | 20 genn-28 febbr 2017

Il suono del sole, reading in musica di e con P. Caramel + A. Ferrarese (pianoforte) Refectory di A. Trevisan, Ca’ Zenobio – Venezia | 29 ott 2017